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Itinerario del gusto: La cucina della città

Definire con rigore la cucina pratese non è facile e neppure sembra opportuno, infatti essa è parte importante della tradizione classica toscana, pur caratterizzandosi in certi particolari e piacevoli varianti.
Si può però dire che la cucina pratese piace a tutti in quanto è assortita, non esotica, gustosa senza essere tuttavia pesante.


Alcuni riferimenti ci danno modo di seguire, anche se molto sommariamente, l'evoluzione della nostra cucina attraverso i tempi.


Lo studio del Fiumi, pubblicato in Archivio Storico Pratese fasc. I - IV - 1996 "Sulle condizioni alimentari di Prato nell'età comunale (sec. XI)", racconta che il consumo della carne era statisticamente basso e si trattava in particolare di carne ovina, porcina, pollame e selvaggina, essendo pressoché assente nei consumi popolari la carne bovina. Anche il pesce del fiume Bisenzio era consumato in discrete quantità e molto apprezzato. Questi alimenti erano tuttavia riservati alle tavole dei benestanti, il cibo della popolazione - e specialmente quella del contado - era rappresentato dal pane che veniva confezionato con farina di grano o altri cereali.


Negli orti e nei campi si coltivavano lattughe, sedani, zucche, cetrioli, fagioli, radici, finocchi, cipolle, poponi e cocomeri. Ancora oggi la cucina ricorda questa varietà presente anche in origine e che si può ancora gustare, pur rielaborata secondo i gusti moderni, dai ristoranti che propongono la cucina tradizionale.